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Dal design al delivery, Kartox lancia la produzione di scatole“full digital” con la tecnologia di taglio Elitron al cuore del proprio workflow

Intervista a Martina Font Olivé, Director di Font Packaging Group e co-Founder di Kartox

La startup innovativa, nata da una costola del gruppo catalano Font Packaging, pone la tecnologia di taglio digitale Elitron al cuore del proprio workflow.

Come nasce l’idea di Kartox?

Nasce dall’entusiasmo congiunto mio, di mio fratello e della mia famiglia. Siamo un grande team e parliamo molto. Siamo partiti con l’idea di diversificare il nostro business consolidato. Da sempresiamo interessati ad investire in nuove aziende e nuovi concept nel campo del cartone. Così, dialogando con clienti e partner, abbiamo intuito che c’era un gap nel mercato: la produzione di scatole personalizzate, in pochi pezzi, online e just-in-time. Mio padre era convinto ci fosse una ragione perché nessuno aveva ancora sviluppato questa offerta, ma alla fine nel 2009 siamo partiti con il brand NT Pack.

Come si è evoluto il progetto?

Non ha funzionato! Nel 2009 la gente non era pronta a comprare scatole sul web. Ma questo non ha cambiato la nostra convinzione sulla potenzialità dell’idea. Semplicemente, abbiamo inziato troppo presto. Chiusa la parentesi di NT Pack, abbiamo aggiornato il modello e nel 2014 abbiamo lanciato Kartox, che sta funzionando bene e crescendo.

Cosa c’è di unico in Kartox?

Kartox è la soluzione per avere una sola scatola in piccolissime quantità in pochi giorni, con misure personalizzate, progettazione dedicata e la consulenza di un esperto. È qualcosa che non esisteva in Spagna e nemmeno in Europa. Puoi trovare scatole standard, ma non una personalizzazione così spinta.

Come avete fatto convivere Kartox con lo scatolificio?

Chiaramente non potevamo produrre efficacemente cinque o dieci scatole con i nostri case maker. Fatte le debite valutazioni abbiamo capito che il progetto Kartox doveva essere completamente separato: è servizio puro che si contrappone a produttività spinta. Da lì abbiamo iniziato a investigare sui processi e le  tecnologie più appropriati.

Come siete arrivati a Elitron?

Prima della Kombo TAV avevamo un altro cutter digitale, ma era troppo lento. Ci serviva una macchina veloce e in grado di lavorare 24 ore al giorno, capace di alimentare e scaricare il cartone da pallet a pallet, che non si fermasse mai. Per avere successo nel cartone devi fare tanto volume in poco tempo: le marginalità sono contenute e ci vuole la massima automazione. A livello software abbiamo integrato il nostro ERP proprietario con Esko e con il software di Elitron, con il risultato di un workflow completamente automatizzato.

Eppure non siete gli unici ad avere software e cutter digitali…

La nostra forza è l’esperienza. Mio nonno converte cartone dal ‘51. Chi approccia il packaging senza esperienza ottiene risultati fallimentari.

Quali sono le vere sfide?

Se fai scatole, devi fare scatole che funzionino. Il problema di fare una scatola è progettarla, verificare la qualità del cartone, produrla e consegnarla. Devi tenere conto di una quantità enorme di variabili, comprese la tipologia e il peso del prodotto da confezionare. Se devi spedire delle pillole hai problemi diversi rispetto a una lampada.

Chi sono i vostri clienti?

Per il 60% sono b2b e per il 40% consumatori finali. Ci sono i grandi brand che devono spedire campionature nel mondo e ci chiedono 5 scatole, o piccole e medie aziende che ordinano 50 o 100 pezzi. Alcuni operano nell’ecommerce. Altri le comprano per usi domestici. È proprio a fronte di questa varietà di utenza che due mesi fa abbiamo traslocato dalla sede di Font Packaging ad un nuovo shop esterno. Qui possiamo incontrare i clienti e offrire loro consulenza e buoni consigli.

Quali i prossimi sviluppi?

Ad oggi produciamo scatole neutre, ma dal 2018 pensiamo di introdurre tecnologia di stampa digitale e presto contiamo di affiancare una nuova Kombo TAV. L’obiettivo principale è infatti ampliare il business, sia in Spagna che all’estero, a partire dal Sud America.

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